LA STORIA

"QUELL’ORO DI PANCALIERI SA DI MENTA"

Articolo di INA GHISOLFI (tratto da "Cronache del Piemonte"- febbraio 2007)


È la menta piperita migliore del mondo. La si coltiva in un triangolo di Piemonte tra Torino e Cuneo, tra il Pinerolese e la piana di Bra con epicentro nel comune di Pancalieri, a trenta chilometri da Torino. Qui, da luglio a settembre, il profumo delle erbe aromatiche invade le vie e le case, impregna le cose e incanta l’olfatto, apre i polmoni come un balsamo e rinnova lo spirito come un elisir. Siamo nel <<bacino officinale d’Italia>> dove si coltiva circa il 50 per cento di tutta la produzione erboristica nazionale con un volume di affari superiore ai due milioni di euro destinati a breve al raddoppio se si arriverà alla già richiesta DOP  (denominazione di origine protetta) per l’olio essenziale di menta di Pancalieri, già inserita nel Paniere dei prodotti tipici della provincia. In questo comune con meno di duemila abitanti,una trentina di aziende associate in cooperativa ( società agricola erbe aromatiche Pancalieri) si occupano della produzione di menta e di altre erbe officinali, mentre un gran numero di piccole aziende famigliari le coltivano su piccole estensioni. Oltre ai lavoranti locali, una forte comunità indiana, in sari e turbante, è ormai stanziale. Il forestiero qui  è di casa da secoli. Già dalla fine del Seicento giunsero in paese imprenditori francesi e mercanti ebrei con idee innovative per soddisfare la domanda di vele e cordami per la marinera da guerra spagnola e francese. Nel 1820 Pancalieri, con i sui duecentosessanta <<nasatoi>> per la macerazione della canapa e un grande opificio oggi fatiscente, era in testa tra gli esportatori di canapa gigante di Carmagnola, che nel ‘700  deteneva il primato manifatturiero  prima di essere soppiantata dal peperone. La bontà dei prodotti-che hanno reso fortune prima al settore tessile( della canapa, ma anche del lino e della seta) e poi all’industria dolciaria e liquoristica della regione-dipende dalla fertilità della terra di riporto d’un antico alveo del Po che, mutato il corso, ha lasciato un suolo leggero e umido, ricco di silicio, particolarmente adatto alla coltivazione in pieno campo.  Sono detti <<terreni morti>>, di colore grigio scuro perché sabbiosi e umidi, quelli che da un secolo e mezzo producono erbe aromatiche per la cucina e piante officinali per la cura della salute. Intorno all’abitato, a perdita d’occhio, verdi campagne irrigue di insediamento antichissimo tagliate da rogge e bialere, alimentate in passato solo da fontanili sorgivi e oggi anche da pozzi artificiali. È <<l’oro verde>> della menta che costituisce la peculiarità  dell’economia locale. Dalla pianta fresca di menta macerata prima e distillata poi negli alambicchi attraverso immissione di vapore - con diversi metodi e con rettifiche ulteriori per migliorarne le caratteristiche organolettiche – si ricava un olio essenziale non deterpenato. Quello di Pancalieri, incolore e purissimo, è considerato l’eccellenza assoluta mondiale per finezza di profumo e gradevolezza di gusto. In media, per 600 ettari sono prodotti ogni anno trentacinquemila chili di olio essenziale di menta trasparente ( il colore verde a cui la si associa comunemente altro non è che un volgare colorante di uso industriale). Solo il 5 per cento del prodotto viene essiccato: non è infatti uso nostrano servire tisane e decotti erboristici in luogo del caffè come avviene in molti altri paesi. Incontrastata regina delle erbe del Pancalierese sino agli anni Cinquanta del dopoguerra, la menta bianca è stata affiancata ad altre <<ancelle>> officinali coltivate in campo per compensare le condizioni sfavorevoli di un mercato segnato sempre più fortemente da gap negativo tra i costi di produzione, che costituiscono il 60 percento del valore commerciale, e il prezzo di vendita del prodotto ( un ettaro produce in media 75 chili di olio di menta venduto a 50 euro il chilo).  Ad alimentarne l’impegno nelle erboristerie,  nell’industria cosmetica e medicinale, nelle distillerie e nell’industria dolciaria concorrono varietà di erbe destinate come aromi per alimenti o per l’industria dei profumi: l’assenzio e l’estragone ( o dragoncello), l’issopo e la melissa, l’iperico e la santoreggia ( erba cerea), la malva e il tarassaco, la camomilla romana e la passiflora, il cardo santo e la salvia sclarea, l’echinacea  e il coriandolo, la centaurea e il camedrio.  Al di sopra di tutte, la menta è stata utilizzata su vasta scala per le sue virtù magiche e terapeutiche fin dall’antico Egitto, nel mondo greco e romano, in Giappone, in Cina e in tutte le civiltà dell’oriente. Intorno ai suoi poteri di panacea si profusero la trattatistica medica antica – Plinio consigliava di utilizzarla per ogni evenienza,  anche come afrodisiaco -  e le tradizioni orali popolari.
Se ne contano al mondo più di 300 specie e 1200 varietà, ma è solo dall’inizio del 1700 che viene coltivata per uso industriale in Inghilterra  la white mint (menta bianca o piperita). Da lì  viene esportata in Francia e America e infine anche in Italia nel Settecento, quando l’ambasciatore inglese regalò il primo ceppo al pittore torinese Bernardino Galliari che la coltivo nel suo giardino di Treviglio, - in Lombardia !- per le prime distillazioni di acqua di menta vendute in farmacia come antisettico refrigerante. Tuttavia il Piemonte fu la prima e unica regione a coltivarla su larga scala detenendo da sempre sia il primato di produzione sia la superiorità qualitativa.
L’introduzione della pianta in Pancalieri sa di rocambolesco. Intorno al 1860 un confettiere di Cavour, Pietro Primo, iniziò a coltivare menta piemontese nella cascina “La graziosa” di proprietà del Conte Benso. Fu poi la sperimentazione geniale del farmacista pancalierese Chiaffredo Gamba a creare nuove opportunità. Egli nel 1862 portò una valigia – chissà se dalla Francia? – i preziosi rizomi di menta inglese che iniziò a coltivare nei suoi terreni e in seguito a distillare associandosi al compaesano Giovanni Debenedetto per conglobare nel nuovo affare anche il primo produttore di Cavour in un interscambio di erba e di alambicchi. Nel 1870 il commerciante Giovanni Varino impiantò la sua prima distilleria che produceva a livello nazionale <<  estratti per liquoreria e confetteria >> alla quale nel 1901 associò Honorè Charles, tecnico essenziere e profumiere francese di Grasse. Questi studiò le rese delle varietà inglesi e americane e arrivò a introdurre una nuova varietà di menta (denominata Italo-Mitcham) più redditizia e meno costosa. La nuova selezione permetteva di produrre molto più distillato per ogni quintale di prodotto con compensi ottimi per cui la società originaria generò più imprese singole. Nel 1914 si contavano diciassette distillerie,  nel 1924 erano diventate ventidue,  nel 1926 erano attive circa settanta, nel 1930 in paese funzionavano settantadue alambicchi con una produzione di cento tonnellate di olio essenziale. Così i pancalieresi diedero vita a un settore fiorentissimo che caratterizzò il territorio fino a tutto il periodo successivo alla prima guerra mondiale. Da allora le vicende del mercato sono state altalenanti sino alle attuali quindici distillerie con quaranta alambicchi funzionanti. Fa discutere l’invasione della menta dall’Est e dalla Cina, di qualità inferiore ma di prezzo basso con cui devono competere gli alti costi di produzione locali. La regolamentazione controllata dei prodotti mentieri piemontesi salvaguarderebbe dalla concorrenza sleale e farebbe della menta di Pancalieri un prodotto di nicchia e d’élite per mercato preferenziale. Le difficoltà attuali del mercato <<drogato>> non consentono di differenziare la vera menta di Pancalieri delle mente tagliate  con miscele di non identificata provenienza. Così l’orgoglio offeso e lo smacco subito affrettano alla corsa per la denominazione DOP transitoria per il 2007, per far conoscere da subito il prodotto alla fliiera commerciale.  Vent’anni fa il paese della menta ha ritrovato la memoria storica collettiva in piazza; sul fondale dell’antico mulino sul canale, lo spettacolo<<l’odor dla menta>> allestito dalla compagnia teatrale <<l’alambich>> ha messo in scena duecento pancalieresi a raccontare la storia del farmacista che ha portato <<l’erba fatata>> che trasforma le foglie in oro, <<l’erba filosofale>> , <<il filtro magico degli amanti>> che ha unito cultura contadina, ricerca scientifica e produzione industriale.(..)Se l’industria utilizza la menta come aromatizzante di prodotti farmaceutici e alimentari nell’uso domestico quotidiano le propietà della menta sono infinite. Digestiva, rinfrescante, ottima per il fegato, tocca sana contro il mal di gola, contrasta l’emicrania, disinfetta, profumando, biancheria e ambienti. e ancoraè analgesica, aninfiammatoria, antimicrobica, antiflogistica, antipruriginosa, antisettica, antispasmodica, antivirale, astringente, espettorante, vermifuga... Essenzialmenta, propone tutto lo scibile di menta artigianale: leccornie mentolate di caramelle, cioccolatini, confetti , pastiglie,aromi, sciroppi, bibite, liquori di cioccolato e menta, menta glaciale … e ancora cosmetici creme di bellezza olio per il corpo saponi … Per non parlar delle ricette a base di menta, dall’antipasto al dessert, con attenzione alle carni e al vino aromatizzato. Centinai di formule culinarie sperimentate e da sperimentare per cui, posta la domanda memorabile di Macario sul piacere della menta, la risposta <<dei mentai della terra dal piano calante >> designa l’antica Pancalarium per far rivivere il mito della bella ninfa Mentes, amata da Plutone e trasformata per gelosia muliebre in virgulto profumato.